
Era una mattina d’estate, bella e luminosa. Un sabato, per la precisione. Mattina presto, ma già si preannunciava il caldo. Non bastava quella nuvoletta bianca nell’azzurro splendente a garantire il fresco nelle ore a venire o un po’ di pioggia, da molti invocata per raffreddare le temperature medie stagionali, in netto rialzo.
Era la mattina ideale per andare in bicicletta.
Partenza prestissimo, con un amico, poi via dai viali inquinati del centro urbano.
“Prendiamo la statale che fa un po’ da cintura a questa Signora delle Dolomiti.” Così aveva proposto, probabilmente, il dottore all’amico, e lui di certo sarà stato subito d’accordo. O forse sarà stato il contrario, chissà. Poco importa. Erano partiti, in bici, di buonumore.
La statale forse era un po’ pericolosa per le biciclette, le macchine lì di solito vanno via ben oltre il limite concesso, ma era sabato, con un po’ di fortuna il traffico avrebbe potuto non essere intenso, e poi … la strada è larga, stando in parte, a destra e in fila indiana, cosa vuoi che ci capiti? Dopo tutto abbiamo il casco, no?
Risate.
Voglia di vivere.
Voglia di sentire il proprio corpo vivo e forte, impegnato nello sport.
A poco più di 50 anni, oggi, si è ancora giovanotti. Si hanno ancora tante energie dentro. Si è belli fuori.
Il dottore era anche bello anche dentro. Il sorriso non dimenticava mai di accompagnarlo. Sembrava nato per fare il medico dei bambini, con tutta quella dolcezza che faceva sognare anche le mamme…
Pedalava e rideva, il dottore, quella mattina di sabato. Di certo, quanto meno, sorrideva e scherzava, perché lo faceva sempre. Lui era così.
Accanto ai due amici già sfrecciavano i mezzi motorizzati, pesanti e non pesanti, tanti, pochi, non si sa… non era previsto un censimento, quel sabato.
Quattro ruote almeno per volta e un gran casino per ognuno di quei mezzi che passando accanto ai ciclisti li avvolgeva in un turbinio di polvere.
Da compatire.
Cosa ne sapevano quegli esseri amorfi chiamati autisti, poveracci, della bellezza di due ruote mosse solo dalla volontà e dalla tenacia, senza alcun tipo di inquinamento? Niente gas, niente rumore, solo silenzioso e biologico sudore della fronte. E tutto il tempo per guardare le vette, maestose e splendide, pulite come appena lavate, tirate a lucido come spose il giorno delle nozze. Uno, al volante, non può concedersi questi lussi, a meno che non sia imbottigliato in una colonna infernale, ma allora è così compresso di rabbia ulcerosa che nemmeno i miracoli della natura lo possono consolare…
Sulla bici sì che si può.
Si ha tutto il tempo per guardarsi intorno.
Anche per vedere d’un tratto un mostro a quattro ruote, proveniente dall’altra corsia, cambiare rotta deciso e puntarti addosso.
Sicuro che l’avevano visto il mostro, il dottore e il suo amico. Forse hanno avuto anche il tempo di dirsi : “Guarda questo qui, cosa sta facendo?!…”
E dopo tempo non c’è più stato.
SBAMM!!
Due birilli colpiti in pieno al bowling.
Che rumore fa la palla contro il birillo?
Un colpo durissimo. Schianto di lamiere e di ossa.
E con meraviglia, subito dopo, il dottore scopriva di saper volare.
Lo stupore uccideva il suo sorriso, mentre dell’atterraggio, ancora più violento, non si accorgeva neppure, povero birillo scomposto.
Volava oltre il guard-rail, senza le ali, ma insieme alla bici. E mentre questa si fermava sull’albero come un bizzarro uccello di metallo, lui, impreparato, sorpreso di andare così in alto per poi precipitare immediatamente, atterrava di testa, e quella parte così delicata che regge il filo della vita si spezzava, ramo secco travolto dall’incuria umana.
Toccava il suolo, il dottore dei bambini, e il suo sé di luce riprendeva nello stesso istante il volo, verso qualsiasi destinazione avesse voluto la sua fede.
Era sempre una bella mattina di un sabato di luglio, ma d’improvviso l’aria tersa si colorava di rosso. E di morte.
Erano giorni che alla tv la cronaca registrava incidenti su strade che grondavano sangue. Per colpa di alcool, droga e incoscienza. Di certo anche il dottore aveva commentato quei fatti disgraziati con la famiglia, gli amici, i figli poco più che adolescenti. Come medico dei bambini di sicuro sarà rimasto sconvolto dalla tragedia dei tre piccoli falciati non per disgrazia, ma per colpa. E come loro tanti altri.
Quei giorni era tutto un fiorire, dal nord al sud del Paese, di notizie del genere. Un macabro rosario di nomi cancellati, privati di un futuro da chi con leggerezza cancellava il proprio con l’abuso, vuoi di ectasy, vuoi di cocaina, vuoi di superalcolici, vuoi di …merda da inghiottire!!
Perché perdere la dignità di sé è un affare personale, ma NON se ti metti al volante, straccio che a quel punto di umano non hai più niente, e NON se scambi la strada per una pista di bowling.
In strada non si deve fare strike.
In strada gli altri li devi evitare, non centrarli tutti come in un videogioco.
Chi ne ammazza di più vince.
Vince il rimorso eterno. Almeno spero.
Il dottore non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato lui il prossimo protagonista della cronaca nera. Come avrebbe potuto credere di incontrare sulla sua strada, quella statale così larga e ora maledetta, ancora vivibile alle 7 di mattina, due ragazze ubriache dalla notte passata nei locali da sballo, così strafatte da non capire che la loro auto stava invadendo la corsia opposta? E cosa avrebbe detto sapendo in seguito che quella di loro che era alla guida era pure senza patente perché già ritirata dopo un’altra sbronza?
Lui, anima gentile, potendo farlo, avrebbe detto solo “poverina, quella ragazza”, avrebbe fatto solo un cenno tra la compassione e il rimprovero, ma non avrebbe mai giudicato. E avrebbe, ancora una volta, sorriso a quella vita che ora non ha più.
Dottore, spero solo che la tua bici sia venuta con te, a farti compagnia su strade senza confini e senza idioti al volante.


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